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Cosa sente l’osteopata quando ti tocca?

Cosa sente l’osteopata quando ti tocca?

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La prima cosa importante da dire su questo tema è che l’osteopata si avvale del tocco sia per effettuare una valutazione del paziente, sia per somministrare il trattamento tramite tecniche manuali. Si capisce quindi che il tocco è lo strumento fondamentale di lavoro dell’osteopata.

Definire cosa sente l’osteopata durante la pratica clinica non è facile, perché interessa molti più aspetti di quanto si potrebbe pensare.  Si può rispondere in quattro punti:

 

  • Tessuto

La prima cosa che l’osteopata valuta sono le caratteristiche dei tessuti corporei. Queste possono avere svariate qualità, che possono essere molto utili a comprendere meglio il caso. Per esempio, la cute, che è uno dei tessuti corporei, può essere arrossata, morbida, rigida, calda, fredda, eccetera. Per un osteopata è molto interessante osservare come il tessuto cambi tra inizio e fine della seduta, oppure tra una seduta e la successiva. Questi cambiamenti permettono di capire come e quanto la terapia sta avendo effetto.

 

  • Asimmetria

Questo tipo di valutazione riguarda invece le articolazioni. Quindi quello che l’osteopata cerca di identificare è se una determinata articolazione si presenti in modo asimmetrico nello spazio. Per fare un esempio, la palpazione di un certo segmento vertebrale può darci informazioni circa il suo posizionamento, che può essere in flessione o estensione, in rotazione o inclinazione destra o sinistra. Non necessariamente la presenza di un’asimmetria è sinonimo di un problema clinico.

 

  • Mobilità

A questo punto la palpazione può essere anche supportata dall’utilizzo di alcuni strumenti (come il goniometro) per cercare di quantificare il movimento di una determinata articolazione. Questo permette quindi di capire quanti gradi di movimento permette di eseguire l’articolazione e anche stabilire quanti gradi manchino per il raggiungimento di una condizione fisiologica. Tuttavia non è solo la quantità di movimento che è oggetto di valutazione, ma anche la qualità del movimento, ovvero in che modo un’articolazione riesce ad eseguire un determinato movimento.

 

  • Sensibilità

Infine, l’ultimo punto prevede una partecipazione fondamentale da parte del paziente. Infatti, in questa fase si cerca di capire se un determinato tocco in una area specifica o se un determinato movimento rievochino nel paziente una sensazione di rigidità, di disagio o di dolore.

 

In tutte queste fasi, l’osteopata non si concentra solo sulla zona che rievoca dolore. Infatti, molto spesso si cerca di mettere in relazione più aree anatomiche, anche distanti tra loro, che possono comunque avere un ruolo nel mantenimento di uno stato disfunzionale del paziente e che meritano di essere valutate e trattate.

L’osteopata cerca quindi di utilizzare uno schema valutativo per cercare di oggettivare in modo più completo possibile la propria valutazione clinica. Questo concetto si pone in netta antitesi rispetto ad alcune dicerie che discreditano la professione, secondo cui l’osteopata si avvale del tocco per “riequilibrare l’energia vitale del paziente” o altre spiegazioni poco scientifiche, da cui noi prendiamo rispettosamente le distanze.

 

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